L’inglese per principianti si impara più in fretta se, oltre al vocabolario, studi il galateo: usa softeners come ‘could you’ invece degli imperativi, fai 60 secondi di small talk prima di entrare nel merito, di’ ‘thank you’ e ‘sorry’ più spesso di quanto ti verrebbe naturale, e non minimizzare mai i tuoi successi.
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Nel 1066 Guglielmo il Conquistatore attraversò la Manica e cambiò l’inglese per sempre. Da quel giorno, la lingua degli anglosassoni si mescolò con il francese normanno, e oggi l’inglese conta circa 750.000 parole, quasi il doppio dell’italiano. Ecco perché imparare l’inglese non è solo memorizzare vocaboli: è capire quale parola scegliere in quale situazione. E per un principiante, sbagliare registro pesa più che sbagliare grammatica.
Sono Tama. Insegno inglese a chi parte da zero, e a chi ci torna dopo vent’anni. Se stai studiando “inglese per principianti” perché hai un colloquio in agenda, o semplicemente perché vuoi smettere di sentirti “tradotto” quando parli, questa guida è per te.
La risposta breve: 8 regole che ti fanno suonare naturale
L’inglese parlato ruota attorno a un’idea semplice: ammorbidire tutto. Dove l’italiano usa il condizionale o il congiuntivo per la cortesia, l’inglese aggiunge parole cuscinetto (could, would, please, sorry, thank you). Impara queste otto regole di galateo, incolla la frase pronta a ciascuna, e già suonerai più madrelingua del 70% dei principianti.
1. Usa i softeners, non gli imperativi
La norma. In inglese, chiedere Give me the report suona brusco, quasi maleducato. Anche se in italiano diresti tranquillamente “Passami il report”, la traduzione letterale non funziona.
Perché conta. L’inglese non ha il “Lei” di cortesia. La distanza sociale si costruisce con i verbi modali: could, would, may.
La frase pronta. – ✅ Could you send me the report, please? (Potresti mandarmi il report, per favore?) – ❌ Send me the report.
Al colloquio, sostituisci ogni “Voglio” con I would like to e ogni “Devo” con I would need to. Diventi subito più professionale, senza cambiare una virgola del contenuto.
2. Small talk prima di entrare nel merito
La norma. Anglosassoni e americani non partono subito dal punto. Prima si parla del tempo, del weekend, del viaggio fino all’ufficio.
Perché conta. Saltare lo small talk in un colloquio o in una call viene vissuto come freddezza, o addirittura scortesia. È il “buongiorno” allungato dei paesi anglofoni.
La frase pronta. – How was your weekend? (Com’è andato il weekend?) – Did you get here okay? (Sei arrivato bene?) – Terrible weather today, isn’t it? (Che tempaccio oggi, vero?)
Regola pratica: 60-90 secondi di chiacchiere leggere prima di iniziare. Sembra poco, ma cambia il tono di tutta la conversazione che segue.
3. “How are you?” non è una vera domanda
La norma. Quando un americano ti dice How are you?, non vuole davvero sapere come stai. È un saluto travestito da domanda.
Perché conta. Se rispondi con un racconto (come faresti in italiano con “Come stai?”), l’interlocutore si sente in imbarazzo. Se rimani muto, sembri scortese.
La frase pronta. – ✅ Good, thanks. You? (Bene, grazie. Tu?) – ✅ Doing well, and you? – ❌ Well, actually my back hurts and my train was late…
Le varianti geografiche: negli USA senti How’s it going? o What’s up?; nel Regno Unito You alright?. La risposta è sempre la stessa: breve, positiva, rilanciata all’altro.
4. L’inflazione dei “thank you”
La norma. In inglese si dice grazie almeno tre volte più spesso che in italiano. Al barista, al collega che ti passa una penna, all’autista dell’autobus mentre scendi.
Perché conta. Un italiano che dice grazie “solo quando serve davvero” viene percepito come freddo. Non è cattiveria: è un’aspettativa culturale silenziosa.
La frase pronta. – Thanks! (base, ovunque) – Thank you so much! (con un pizzico di calore in più) – I really appreciate it. (colloquio, email formali) – Cheers! (informale britannico, tra pari)
Trucco per il colloquio: chiudi ogni risposta lunga con Thanks for the question. Ti regala un secondo di respiro e ti fa sembrare a tuo agio.
5. “Sorry” per tutto, anche se non è colpa tua
La norma. In inglese ci si scusa persino quando è qualcun altro a urtare te. È il sorry di riflesso, quasi automatico.
Perché conta. Sorry in inglese non significa sempre “colpa mia”: spesso vuol dire “riconosco il disagio”. Non ammetti niente, lubrifichi la situazione.
La frase pronta. – Sorry, could you repeat that? (Scusa, puoi ripetere?) – Sorry to interrupt, but… (Scusa se interrompo, ma…) – Sorry, I didn’t catch your name. (Scusa, non ho colto il tuo nome.)
Al colloquio, se non capisci una domanda, mai fingere. Un Sorry, could you rephrase that? è cento volte meglio di una risposta a caso che ti farà inciampare per altri tre minuti.
In inglese non serve la colpa per dire sorry. Si dice sorry per dirti: ti vedo, riconosco il disagio.
Tama
6. Non interrompere. Se proprio devi, chiedi permesso
La norma. Nei meeting anglosassoni si aspetta la pausa. Interrompere a metà frase, cosa normale a un tavolo italiano, in inglese viene letto come aggressività.
Perché conta. Un colloquio è una danza di turni. Se ti butti sopra la voce dell’intervistatore, chiudi la porta prima ancora di dire qualcosa di utile.
La frase pronta. – Sorry to jump in, but… (Scusa se mi inserisco, ma…) – Can I add something here? (Posso aggiungere una cosa?) – If I may… (Se posso…)
Esercizio: prova una simulazione di colloquio con un tutor AI di Praktika e chiedigli di interromperti a metà risposta. Impara a riprendere il filo con As I was saying… (Come stavo dicendo…). È una skill che vale mille vocaboli.
7. Non minimizzare i tuoi successi
La norma. In Italia rispondere “Ma figurati, è stato niente” a un complimento è educato. In inglese, no. È letto come falsa modestia, o peggio, come autosabotaggio.
Perché conta. Al colloquio, ogni tuo It was nothing viene preso alla lettera. E se lo dici tu che è niente, perché dovrebbero pagartelo?
La frase pronta. – ✅ Thanks, I worked hard on it. (Grazie, ci ho lavorato tanto.) – ✅ Thanks, I’m proud of how it turned out. (Grazie, sono orgoglioso di come è venuto.) – ❌ Oh, it was nothing, really.
L’inglese professionale valorizza ownership: ti prendi il merito di ciò che hai fatto, senza vantarti. La formula è semplice: Thanks + un fatto concreto.
8. Nomi propri, non titoli
La norma. In ambienti anglosassoni professionali si passa al nome di battesimo quasi subito. Anche con il CEO. Anche in una prima chiamata.
Perché conta. Insistere con Mr. Smith quando lui si è presentato come John ti fa sembrare rigido, o troppo formale per un ruolo dinamico.
La frase pronta. – Prima email: Dear Mr. Smith, (finché non firma diversamente). – Se lui firma “John”, tu passi a Hi John,. – In video call: aspetta che si presenti. Se dice I’m John, tu lo chiami John da lì in avanti.
Eccezione: nel Regno Unito accademico o legale, i titoli restano più a lungo. Nel dubbio, specchia sempre l’altra persona.
Come esercitare il galateo, non solo il vocabolario
Le parole le trovi in qualsiasi corso di inglese per principianti. Il galateo, invece, si impara solo parlando, sbagliando, e ricevendo correzioni immediate. Ecco perché un’app di traduzione o un video su YouTube non bastano: nessuno ti dice “hai suonato brusco” o “hai saltato lo small talk”.
Con Praktika puoi fare colloqui simulati con un tutor AI che ti corregge in tempo reale su pronuncia, grammatica e registro. Se rispondi Give me a second all’intervistatore, il tutor te lo segnala e ti suggerisce Could I have a moment, please?. A circa 8 dollari al mese, contro i 400 dollari mensili di un tutor umano privato.
Il galateo si assorbe conversazione dopo conversazione. Un dizionario non può darti quello, ma un tutor che ti corregge in tempo reale sì.
Tama
Sei arrivato fino a qui, e questo dice tutto
Fermati un secondo. Hai letto una guida di quasi 2.000 parole sul galateo inglese fino in fondo. Non è quello che fa un principiante che si arrende dopo tre giorni: è quello che fa qualcuno con un colloquio in agenda, o un sogno serio in tasca, che non vuole lasciare niente al caso.
Il vocabolario lo costruisci in un mese. La grammatica in tre. Il galateo, invece, si assorbe conversazione dopo conversazione, sorriso dopo sorriso. Comincia oggi con una sola frase: quella che userai per aprire il tuo prossimo colloquio.
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Domande frequenti
Che livello di inglese mi serve per un viaggio a Londra o New York?
Quali frasi devo assolutamente sapere prima di partire?
Posso cavarmela solo con Google Translate in viaggio?
L’inglese britannico e quello americano sono così diversi?
Come chiedo aiuto per strada senza sembrare invadente?
Devo dare la mancia? E come si dice al cameriere?